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giu
11

Una nuova realtà..

Gli anni passano, inesorabilmente scorrono, sempre uguali, molte volte con la smania di cercare qualcosa che non arriva mai,  e si va avanti  impegnati nella quotidianità, allontanati dalle molte realtà che finiamo per osservare  distrattamente.

All’improvviso, capita che ti soffermi ad osservare la tua vita, la tua famiglia, i tuoi figli, e senti di aver seminato tanto e per molto tempo, e vedi i tuoi “non piu’ bambini” che come germogli, iniziano a dischiudersi per fiorire con  colori e forme proprie e avverti la curiosità di misurarti con realtà che sembravano essere  rivolte solo ai tuoi figli, che continuano ad essere legati alla parrocchia, una come assistente catechista e l’altro come cresimando.

Senti parlare di I CARE, ne comprendi il significato ammirando la capacità esplosiva nel conciliare studio e solidarietà di un folto e allegro gruppo di giovani guidati da un super impegnato vice parroco .

Poi accade…

Un invito casuale per un’esperienza “una tantum” accettata per amicizia e cortesia,  e ti ritrovi in una rigida serata di gennaio in piazza stazione a Bari, all’ora della tua abituale cena, a dispensare latte caldo e biscotti ai piu’ bisognosi.

Pensi allora di aver dato un piccolo contributo e avverti un sentimento di appagamento mai provato, una sensazione che ti fa stare bene dentro, che ti fa riflettere su quanto ognuno di noi possa dare all’intera umanità e pensi che se tutto il genere umano fosse più  generoso,  forse il mondo sarebbe migliore.

Così,  con piccoli sacrifici e tanta buona volontà, mi sono avvicinata ad una  realtà parrocchiale differente da quella abitualmente conosciuta del catechismo e delle funzioni domenicali e pian piano anche mio marito è stato coinvolto, e quella che era una esigua disponibilità si è tramutata in una più piena collaborazione.

Invitata da don Fabio, mi sono ritrovata ogni giovedì a dispensare la cena ai “barboni” in stazione a Bari , latte caldo presso la tendopoli della  croce rossa e per finire a cimentarmi in uno scambio interculturale  con una comunità  rom.

Un’esperienza entusiasmante che mi ha permesso di comprendere una nuova realtà, fatta di povera gente che vive dell’altrui generosità, di volontari che mettono a loro disposizione tempo, pazienza, lavoro e tanto amore.

Il confronto è sempre importante in uno scambio in cui c’è chi ha bisogno di ascolto, di aiuti materiali, e chi come nel mio caso, ha bisogno di comprendere meglio la parte piu’ indifesa e piu’ discriminata della nostra società.

Senti che tutti facciamo parte dello stesso pianeta anche se  con fortune diverse, senti che aiutare diventa una necessità per il tuo spirito, senti che anche tornare a casa a mezzanotte stanca, può essere impegnativo ma gratificante, soprattutto quando sul tuo comodino c’è di guardia una sveglia insensibile che di lì a poche ore farà drin e darà inizio ad una nuova giornata lavorativa .

Successivamente conosci realtà come  il SER.MI.G. (servizio missionario giovani) dove mi viene assegnato un turno settimanale e anche qui il confronto con le vecchie e nuove problematiche è stimolante. Persone di tutte le età che hanno bisogno, oltre a tanta comprensione e tanto rispetto, anche di molti aiuti materiali.

E così trascorsi sei mesi di queste attività, ti ritrovi a far parte con la tua famiglia, di questa nuova realtà fatta di impegni, di relazioni, amicizie.

Oggi io e mio marito ci sentiamo parte integrante di questa comunità e siamo felici perché abbiamo avuto la possibilità di far maturare la nostra fede e la nostra speranza; perché abbiamo imparato, a non giudicare e a non  selezionare le esperienze di vita in maniera preconcetta.

Anna Maria

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