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mar
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Lettera alla Comunità Bitettese

Carissimi amici,
vi scrivo affinché possiate condividere con me la gioia del momento che mi appresto a vivere.

Come tutti ben sapete ormai già da tre anni sto affrontando un cammino di discernimento per comprendere meglio la volontà del Signore nella mia vita, un cammino che oggi mi conduce all’ammissione agli ordini sacri del Diaconato e del Presbiterato. Vi domanderete che cosa è l’ammissione??? Cercherò di spiegarvela con parole mie, come io vi sono approdato e come vivo questo momento importante del mio percorso.
Il mio cammino ha avuto inizio con uno sguardo, lo sguardo di un uomo sconosciuto incontrato durante un campo-scuola in Albania, uno sguardo che mi ha posto in relazione con un qualcosa che in me si era assopito: la capacità di amare e di ricevere amore. L’Amore vissuto in quell’attimo era diverso rispetto agli amori di cui fin a quel momento mi ero cibato, era un Amore che si donava gratuitamente. Questa esperienza ha iniziato a pormi in discussione, fino a farmi “crollare” il 1 Settembre 2007 a Loreto, quando il papa Benedetto XVI pronunciò queste parole:  “Cari giovani, se il Signore vi chiama a vivere più intimamente al suo servizio, rispondete generosamente. Siatene certi: la vita dedicata a Dio non è mai spesa invano”. Siatene certi: la vita dedicata a Dio non è mai spesa invano, quest’ultima frase iniziò a rimbombare nel mio cuore, ricordo solo che dopo queste parole iniziai a piangere: capii la natura di quell’Amore che stavo vivendo. Improvvisamente ero disposto a lasciare tutto per seguire il Signore.
Da qui in poi un po’ la storia la conoscete, sono stato in seminario a Bari, ho lasciato il lavoro, ho lasciato voi per venire qui a Napoli. Sì, il primo periodo è stato caratterizzato da un continuo lasciare: tempi, abitudini, amici, famiglia, e non tutti i distacchi son stati semplici, ma c’era la consapevolezza che era il Signore che stava potando la mia vita, ed ho imparato strada facendo che di solito non si potano i rami secchi, ma quelli verdi, quelli che ti sembrano preziosi, un po’ come dice Giovanni al cap.15: “Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto”. Questo potare del Signore mi ha fatto crescere e mi ha aiutato a viver meglio le relazioni, e ogni volta che diventavo povero di un qualcosa, Lui sapeva ricolmarmi con i suoi beni.
Con il passare del tempo sto imparando a seguire il Signore; vi confido che all’inizio del cammino immaginavo il Signore come colui che mi camminava accanto, un po’ come l’immagine dei discepoli di Emmaus, però mi son reso conto in quel modo ero io che conducevo il Signore dove dicevo io, ma man mano ho capito che il Signore doveva passarmi davanti affinché fossi io a seguire i suoi passi facendomi guidare da Lui. Così in questo terzo anno nel seguire il Signore, ho sentito un’ulteriore richiesta, e gli esercizi spirituali mi hanno fatto comprendere meglio cosa mi stava esattamente chiedendo: mi chiedeva di condividere.
Per farmi capire uso un’immagine che forse potrebbe sembrare un po’ banale.
Improvvisamente s’incontra una ragazza, ti colpisce a prima vista, man mano inizi a frequentarla; per lei salti qualche impegno che avevi, cambi le tue abitudini, e senti che diventa sempre più importante. Inizi a fare quasi coppia fissa con lei, gli altri immaginano qualcosa, tu lasci intendere, ma non ufficializzi, vuoi rendere prima salde le basi del rapporto. Un giorno ti senti pronto di dire agli altri: “Ragazzi, io amo quella ragazza, e voglio condividere la mia vita con lei”. Non si tratta ancora di un matrimonio ma di una dichiarazione d’amore.
L’ammissione è esattamente questo passo qui, dire davanti alla Chiesa il proprio “eccomi”, il dire agli altri in modo chiaro “voglio condividere la mia vita con Lui”. Questo non significa che ho già capito tutto ciò che il Signore vuole da me, l’ascolto non termina con questo passo, e neanche il discernimento (credo che queste due dimensioni non terminino mai), ma anzi questo passo mi deve portare ad ascoltare e ad affidarmi maggiormente alla volontà del Signore, sapendo che ci saranno i momenti difficili, i momenti di deserto, i momenti di incertezza, ma con la consapevolezza che Lui non mi lascia solo.
Vorrei dedicare a tutti voi e in particolar modo ai giovanissimi e ai giovani che in questo periodo si trovano ad affrontare delle scelte, che cercano delle risposte, che cercano la strada giusta da intraprendere, questi miei pensieri: non abbiate paura di dedicare la vostra vita a un qualcosa in cui credete fermamente, non sarà una vita spesa invano, non abbiate paura di dedicare la vostra vita a Dio.
Nel desiderio di  condividere con voi questo mio giorno di festa,

vi invito a vivere con me il 19 Aprile 2011 (martedì santo), alle ore 19:00 presso la cappella del seminario arcivescovile di Bari, la celebrazione eucaristica in cui l’arcivescovo mons. Francesco Cacucci ammetterà agli ordini sacri del Diaconato e del Presbiterato, Andrea Magistrale di Sannicandro e me.

Nell’affidarmi alle vostre preghiere vi invio un caloroso abbraccio.

Napoli, Marzo 2011


Lorenzo


1 commento

  1. Una Gioia in Comunità » Parrocchia San Michele Arcangelo di Bitetto scrive:

    [...] agli ordini, come Lorenzo spiega dettagliatamente nella lettera che vi alleghiamo,  è un primo “SI” ufficiale che un seminarista pronuncia davanti alla propria comunità [...]

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